Shadow
of Memories è sicuramente un'avventura atipica. Non
ci sono zombi da massacrare, alieni da sterminare, terroristi
da eliminare, vampiri da impalare o tombe egizie da esplorare.
Come se non bastasse il borgo tedesco in cui si svolge la
vicenda è sicuramente più accogliente di una
cittadina nebbiosa di nostra conoscenza. Pensate che noia
sarebbe se il protagonista non disponesse di un aggeggio con
cui viaggiare nel tempo...
La
Trama
Il
protagonista del gioco, Eike Kusch, durante una lieta passeggiata
in un tiepido pomeriggio primaverile viene improvvisamente
pugnalato alla schiena. Il nostro giovane (e morto) amico
si risveglia in un luogo, fuori dallo spazio e dal tempo,
in cui fa la conoscenza dell'Homunculus, creatura ambigua
e affascinante, che gli propone di tornare in vita e gli offre
addirittura un digipad, macchinario che permette di spostarsi
sulla linea temporale in luoghi e periodi che hanno in qualche
modo a che fare con chi lo utilizza e può essere quindi
utile a Eike per prevenire la sua dipartita. Il giovane, nonostante
qualche iniziale dubbio "Faustiano", decide di accettare.
Tornato a peggior vita, Kusch si reca da una enigmatica veggente
che, oltre a predirgli l'ora precisa della sua morte, dimostra
di essere a conoscenza della sua condizione di "resuscitato".
A questo punto al protagonista (e a noi) frullano nella testa
mille domande: chi è il mio assassino? Perchè
l'Homunculus mi sta aiutando? Qual è la vera identita
della maga? Solo portando a termine il gioco più volte
si potrà rispondere a questi e a tanti altri interrogativi...
Il
Gioco
Lo
scopo del gioco è dunque quello di sventare gli svariati
attentati che l'assassino porterà alla nostra persona
e, intanto, cercare di capire di chi si tratta in modo da
concludere una volta per tutte questa spiacevole persecuzione.
I mezzi a nostra disposizione sono oggetti di uso comune reperibili
nelle varie locazioni, una buona capacità dialettica
e naturalmente il digipad, fondamentale per trasportarci indietro
nel tempo di qualche ora, giorno, anno o secolo (sì,
avete capito bene) a seconda delle situazioni. Nel presente
non bisogna preoccuparsi di morire, l'Homunculus prevvederà
a resuscitarci (e a schernirci), ma la situazione si fa più
complessa nel passato, dove sarà necessario non creare
paradossi temporali (ad esempio entrando a contatto con il
proprio io o rimanendo in un altro tempo dopo il momento della
propria dipartita). Con così poche azioni eseguibili,
il sistema di controllo non può che essere puntuale
e preciso: particolarmente gradita la possibilità di
gestire manualmente la telecamera virtuale e di richiamare
in qualsiasi momento la mappa della città, utilissima
per evitare di perdersi negli stretti vicoli del borgo. Unica
nota negativa sul sistema di gioco è la poca interagibilità
con gli sfondi, che limita di fatto l'elemento esplorativo.
Se inizialmente la trama appare piuttosto lineare, ben presto
ci si rende conto che oltre alla vicenda principale esistono
parecchie storie secondarie in cui si può intervenire
e che molte delle situazioni proposte possono essere affrontate
in varie maniere. Terminato infatti il gioco una prima volta
(pratica non troppo complessa, vista la relativa brevità
della storia e la non estrema difficoltà degli enigmi)
verrà rilasciata una scheda sul nostro operato e si
scoprirà di avere ottenuto una percentuale realizzativa
inferiore al 50%. Il segreto della longevità nel titolo
Konami è quindi la rigiocabilità, inculcata
nel giocatore grazie all'intrigante e intelligente trama,
capace di sfociare in finali multipli (per ora ne ho trovati
8) molto diversi tra loro e che snocciolano con parsimonia
le risposte ai nostri iniziali quesiti, lasciando sempre un'ombra
di mistero. Anche l'aspetto tecnico di SoM può considerarsi
soddisfacente. Gli scenari, pur afflitti da qualche sporadico
problema di deformazione delle texture e clipping, vantano
un buon dettaglio, soprattutto per quanto riguarda le locazioni
interne, e sono arricchiti da effetti climatici di sicuro
effetto. Resta comunque qualche perplessità per l'utilizzo
di texture non sempre all'altezza della situazione. I personaggi,
pur non essendo composti da un numero spropositato di poligoni,
sono realizzati con gradevole stile (che ricorda il manga)
e sono caratterizzati da animazione molto curate, in particolare
quelle facciali, in grado di donare notevole espressività.
Una vera chicca è l'uso del colore: se nei tempi moderni
il cromatismo è classico, nelle locazioni all'inizio
del secolo tutto è in bianco e nero, mentre in quelle
del medioevo le tinte sono di quel bruno sbiadito tipico dei
disegni dell'epoca. Fortunatamente la splendida e arcana atmosfera
del gioco non è tradita dall'accompagnamento sonoro:
le musiche sono azzeccatissime e anche gli effetti sono adeguati,
escludendone qualcuno. Generalmente di buon livello anche
il doppiaggio (in inglese) degli attori.
CONCLUSIONI
Concludendo, Shadow of Memories è un gioco che non piacerà
senz'altro a tutti, ma grazie a una trama meravigliosa, a una
struttura originale e a una realizzaione tecnica solida, può
considerarsi una piccola gemma nel panorama videoludico di PS2.
VI RICORDIAMO CHE QUESTO E' IL VECCHIO PLAY2EYE, PER IL NUOVO PS3
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