|
Se
volessimo cercare negli annali dei videogiochi per poter individuare
quando e come il genere del Survival Horror nacque, dovremmo
tornare agli inizi degli anni '90, quando il primo episodio
di Alone in the Dark vide la luce. La DarkWorks riscosse allora
un grande successo col suo titolo, abbastanza da far evolvere
la nuova categoria fino agli attuali Resident Evil e simili.
Adesso, nella nuova era di console a 128 bit, Alone in the
Dark non poteva certo mancare; ed ecco infatti arrivare un
quarto capitolo pronto a farci paura.
|
|
Dopo
ben tre titoli di modesto successo, il protagonista, Edward
Carnby, per adeguarsi ai tempi che corrono, ha subito un evidente
restiling, che lo vede ringiovanito di una decina d'anni,
e con un look tutto nuovo. Nel ruolo ormai affermato e sempre
ben accetto di "investigatore privato con qualche implicazione
personale" vi recherete nella solita isola misteriosa e sperduta
col preciso compito di indagare sulla morte di un vostro compagno,
di recuperare tre antiche tavole e di proteggere una giovane
e avvenente ricercatrice. Il vostro compito sembra tutt'altro
che rilassante e tranquillo, e quando il vostro volo precipita
a causa dell'attacco di una malvagia creatura, i vostri sospetti
si tramutano in realtà. Costretti a lanciarsi dall'aereo col
paracadute per evitare di cadere nelle grinfie dell'ombra
che li ha assaliti, i due protagonisti atterreranno in due
luoghi diversi. Prima di proseguire nell'investigazione dovrete
quindi scegliere con quale dei due personaggi intraprendere
il vostro viaggio. L'improvvisa decisione che sarete chiamati
a prendere cambierà radicalmente il tipo di approccio che
avrete verso l'avventura, permettendovi addirittura di giocare
due partite diverse, entrambe meritevoli di attenzione. Come
del resto era prevedibile, dovrete scegliere Edward se preferite
la forza bruta, oppure Aline, questo il nome della sedicente
fanciulla, se ritenete più opportuno concentrare i vostri
sforzi sulla risoluzione di enigmi più complessi. A proposito
di questi ultimi, bisogna ammettere che non si tratta dei
soliti schematici e non troppo impegnativi rompicapi che si
presentano (molte volte sarebbe più giusto dire "affliggono")
nei recenti esponenti di questo genere, ma che si tratta invece
di sequenze logiche ben costruite e ragionate. Il sistema
di gioco rimane quello ormai affermato di Resident Evil, sia
nei movimenti che nella gestione dell'inventario. Tuttavia
il gioco presenta anche nuovi elementi, nuove idee, interessanti
e lodevoli. Per citare un esempio, la fondamentale importanza
nel gioco della torcia che fin dall'inizio avrete in dotazione.
Non solo si rivelerà utilissima per farvi strada fra le buie
stanze del maniero abbandonato, ma darà luogo ad effetti decisamente
spettacolari. Il fascio di luce è stato calcolato e gestito
con la massima attenzione, e contribuisce continuamente a
rendere il tutto più divertente e inquietante. Le ambientazioni
pre-renderizzate sono state costruite con una cura maniacale
per i più piccoli dettagli, e il risultato visivo finale è
piacevole, seppur non si possa definire il migliore visto
finora. Tuttavia le solite foreste lugubri e i soliti manieri
infestati hanno un qualcosa di monotono, di poco originale.
A supplire alle piccole mancanze si trova una scelta delle
inquadrature veramente ben congegnata, capace di emozionare,
impaurire, e rimanere chiara e poco complicata allo stesso
tempo. Gli effetti sonori sono decisamente di alta qualità:
i continui lamenti, i rumori degli spari, sono realizzati
con discreta bravura, e servono a imprimervi continuamente
quel senso di inquietudine che vi perseguiterà per tutto il
gioco. Purtroppo non si può dire lo stesso delle voci dei
personaggi: il doppiaggio è pessimo, non in sincronia con
i movimenti delle labbra durante le sequenze filmate, e quasi
sempre piatto e privo della dovuta espressività. I continui
caricamenti sono snervanti, è non è pensabile che i tempi
morti non possano essere ridotti (sinceramente preferisco
il palese tentativo di nasconderli con l'apertura delle porte
in Resident Evil). Inoltre i movimenti dei personaggi e dei
nemici risultano spesso scattosi e non sempre chiari. Inoltre
molte volte sarete costretti ad assistere a inutili sequenze
in tempo reale, che insieme all'impossibilità di aprire automaticamente
una porta se possedete la chiave giusta, minacciano molto
la giocabilità e rallentano il ritmo che dovrebbe invece essere
sempre nervoso e immediato.
|
|
In
fondo, cosa resta da dire? Senza infamia e senza lode. Un
gioco divertente, capace di proporre elementi innovativi e
piacevoli. Ottima l'idea di due avventure parallele, che si
intrecciano e si spalleggiano; ben costruiti gli enigmi; decisamente
azzeccata l'atmosfera. Purtroppo troppi lati negativi, quali
una trama non troppo originale, una grafica che non eccelle,
e delle scelte stilistiche discutibili, non permettono al
piatto della bilancia di volgere verso il capolavoro.
|