Probabilmente ciò che di un videogioco può deludere o sorprendere
al primo impatto è la sua realizzazione tecnica. Infatti questo
aspetto è indubbiamente il primo elemento con cui ci troviamo
a fare i conti. E trovarsi davanti a fondali prerenderizzati
di media risoluzione e personaggi poligonali non troppo definiti
di certo può lasciare l'amaro in bocca. Soprattutto se il
gioco in questione è stato programmato da Sacnoth, team di
sviluppo i cui componenti latitavano precedentemente in casa
Squaresoft, fattore questo più che valido per alimentare speranze
circa le capacità tecniche del team in questione. Ma Shadow
Hearts non è uno di quei giochi basato sulla grafica, semmai
gli aspetti su cui i programmatori hanno voluto puntare maggiormente
sono stati trama, giocabilità e qualche innovazione. Ma andiamo
con ordine.
La
storia
Gli
eventi che agiscono da fattore scatenante dell'intera avventura
trovano la loro collocazione temporale agli inizi del 1900.
Alice, una ragazza inglese con particolari e rarissime doti
percettive, si ritrova ad essere l'oggetto di una caccia spietata
da parte di entità sovrannaturali con scopi non propriamente
lodevoli. Infatti tali creature sperano di poter utilizzare
la giovane sensitiva per poter scatenare un arcano incantesimo
per il predominio sul nostro mondo. Come ci si può facilmente
aspettare una ragazza giovane ed inesperta non potrebbe da
sola ribellarsi ad un intero esercito del male intento a braccarla.
Pertanto Alice sarà affiancata fin dalle prime battute di
gioco da Yuri, personaggio dotato di incredibili poteri che
gli consentono la trasformazione in altre creature, con il
conseguente cambiamento di abilità. I due si ritroveranno
catapultati in un avventura che fonderà insieme elementi Horror
ad elementi di spionaggio. Mix apparentemente insolito ma
idealmente affascinante e con una sensazione di maggior respiro
rispetto a produzioni simili monotematiche.
Realizzazione
tecnica e struttura di gioco
Come
già accennato in apertura, il gioco non sembra emergere per
la sua realizzazione tecnica che, anzi, è probabilmente il
suo neo più grande. Di fatto la grafica non è così pessima
come si potrebbe credere, ma si rivela comunque al di sotto
di diverse produzioni PS2 nella media. I personaggi sono caratterizzati
da un numero di poligoni appena medio-basso, le texture sembrano
essere complessivamente mediocri ed i fondali sono in realtà
delle bitmap prerenderizzate la cui risoluzione di certo non
esalta il giocatore. Ad ogni modo le ambientazioni sono particolarmente
carismatiche ed affascinanti e riescono a coinvolgere per
atmosfera e realizzazione. Diversi dungeon infatti sono particolarmente
claustrofobici mentre alcune locazioni all'aperto trasmettono
appieno l'aria degli inizi dello secolo. Le musiche, "dal
canto loro", sono ben realizzate ed evocative, trasmettendo
appieno il senso delle scene più drammatiche e rendendo l'impianto
narrativo ancor più coinvolgente. Da un punto di vista strutturale
il gioco sembra proporre degli spunti interessanti. Come nei
più canonici RPG di scuola nipponica, il sistema di battaglia
è a turni e gli scontri avvengono mediante il solito sistema
degli attacchi casuali. Come già accennato Yury è in grado
di trasformarsi in altre creature; pertanto più si progredirà
nel gioco e più aumenterà il numero di mostri che potremo
annoverare nelle nostre metamorfosi, con l'ulteriore acquisizione
di tecniche specifiche per ogni creatura. Segnaliamo inoltre
la presenza del "Ring of Judgment", anello circolare con una
lancetta che al suo interno. In pratica in esso sono segnalate
le azioni a disposizione del personaggio. E mentre la lancetta
scorrerà velocemente a noi spetterà l'arduo compito di fermarla
con la pressione di un pulsante del Joypad PS2. Naturalmente
la difficoltà dell'azione sarà inversamente proporzionale
all'area del Ring of Judgment
che la segnalerà. Altro fattore interessante è l'indicatore
del livello di status mentale. In pratica se lo scontro dovesse
durare troppo lo stress accumulato darà luogo alla perdita
di lucidità da parte di un personaggio. Il tutto si tradurrà
in una serie di attacchi automatici contro nemici ed amici
indifferentemente ( un po' come nel Berserk mode di Final
Fantasy). Inoltre nelle fasi puramente esplorative i personaggi
avranno un indicatore di "punti rancore verso i nemici" accumulati
durante le battaglie. Se il loro quantitativo dovesse superare
il livello di guardia si verrebbe coinvolti un uno scontro
contro la morte stessa.
Conclusioni
Shadow Hearts non sorprende per la sua realizzazione tecnica. Tuttavia alcuni elementi di questa (musiche e scenari) sono davvero ben realizzati. La struttura di gioco sembra offrire diverse elementi interessanti ma prima di poterli elogiare dovremo vederle se influiranno positivamente o meno sulla giocabilità. La trama sembra ben congegnata, dopo tutto sotto questo aspetto gli RPG nipponici hanno sempre dato il massimo nel genere. Ultima nota è il target a cui il game è rivolto, una fascia di utenza sicuramente matura. Questo aspetto e confermato, oltre che dall'atmosfera Horror, dalla presenza di esplicite battute a sfondo sessuale tra i protagonisti che hanno lo scopo di smorzare la tensione dopo i momenti più incalzanti. Come sempre un'analisi più meticolosa ed il verdetto finale sono rimandati alla recensione.
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