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Editoriali
 
 

 

EDITORIALE FEBBRAIO 2002
a cura di Daniele "RED" Bertocci

Red Think RED
Quando ero un semplice lettore di riviste, mi fermavo sempre curioso di fronte alla prima pagina dopo la copertina: Vuoi per il titolo grande "editoriale", vuoi per l'immancabile foto del felice giovanotto di turno, vuoi per la brevità del testo, leggere l'emanazione diretta del pensiero altrui era una vera gioia. Gioia che spesso si tramutava come per magia in frustrazione per non aver letto quello che ci si aspettava, ossia in linea generale, che la console da me posseduta fosse la migliore e la più potente al mondo.
L'uomo non è nato per andare d'accordo, l'uomo (per dirla all'ormai poco mediatico Tarricone) è nato per essere cacciatore, per lottare in fazioni agguerritissime. Per cui, oggi che "almeno qua da noi" la pace regna, diviene necessità trovare uno spunto di lotta ed orgoglio, vuoi che siano i colori di una squadra di calcio, oppure i loghi di macchine ludiche. Chi tra voi 5 sventurati che state leggendo queste righe, ha più di 20 anni, si ricorderà l'acerrima lotta tra "noi" votati al C64 ed i "poveracci" che esaltavano le "poche qualità" della nera macchina targata Sinclair. E' umano dividersi in fazioni e trincerarsi dietro a barricate, nessuno sfugge a questa regola.
Vi ricordate l'epopea del Dreamcast? A quei tempi ero un fedele lettore di Spc (del buon Morpheus ^_^) ed un giovane scrittore di videogiochi per le prime riviste elettroniche su internet. Sony, che ormai ha ampiamente imparato a gestire "l'hype" che il lancio di un muovo prodotto si porta dietro, riuscì a vendere il prodotto in gran quantità ed a un prezzo molto alto pur non potendo contare su killer application di "alto profilo".
Nessuno me ne voglia… che Ps2 sarebbe stata una console eccezionale era più che prevedibile, ma che buona parte del successo iniziale sia stato dovuto alla familiarità che il popolo Psx aveva con la casa giapponese, è pure questo vero.
Tornando ai giorni d'oggi, mentre scrivo queste povere righe, so bene il motivo per cui le state leggendo, ossia cercare qualche spunto per essere in disaccordo con me, e proporre chilometriche epistole (ovviamente elettroniche) in cui ribadite vecchi concetti. Siate sinceri che è così! Un editoriale che si rispetti non può che essere questo. Invece a sorpresa voglio evitare ogni possibile appiglio alle polemiche, e concentrarmi su un tema, quanto mai neutro come l'ormai imminente lancio di Xbox. (^_^)
Microsoft, dinamica e potente società con sede a Seattle, dopo aver conquistato il mercato dei Pc, con i suoi sistemi operativi e i suoi applicativi, sbarca (anche nel vecchio continente) con un prodotto sostanzialmente diverso rispetto alla sua tradizione: una console. Vederla funzionare, fortuna che ho avuto allo Smau, mi ha fatto capire le sue potenzialità … eppure a casa ho una Ps2, scrivo (poco…) per una rivista Ps2 oriented, ho avuto la Psx e non posso far altro che posizionarmi nella parte della trincea che contiene i "miei simili", cercando di alzare il maggior numero di critiche alla ancor non nata console.
Potrei ammaliarvi con alte disquisizioni sui limiti di potenza di Xbox, magari suffragando i miei discorsi con numeri e tecnicismi che forse solo alla Intel (e in casa Amd) potrebbero confermare o smentire, così come potrei dire che Xbox costa decisamente troppo, che Microsoft non ha presa sulla gente e finire il delirio con qualche sana frecciata a Sony.
Mi dispiace, non me la sento più di chiudere gli occhi e difendere o aggredire un prodotto prima del lancio, forse sto invecchiando…
Volete davvero sapere cosa penso? Credo che la console avrà vita ancora molto lunga, grazie alla pluralità dell'offerta, almeno finché sugli scaffali dei negozi non appariranno ibridi troppo lontani dalla tradizione ludica della console stessa. L'unico motivo che ha permesso ad un mezzo, per sua stessa genesi incompleto, di poter ribattere alla completezza dei Pc è proprio la sua semplicità, quel Plug and Play innato che una console, fin dai tempi del Odyssey a sempre avuto.
Ecco il vero motivo di questo editoriale, i 30 anni che le console hanno compiuto in questi giorni e che nessuno ha festeggiato, con buona pace di chi si aspettava arringhe su cose che solo il tempo ed il mercato possono sapere.
"Un" ieri (per chi scrive) di 30 anni fa, ossia il 27 gennaio 1972, Magnavox, che è come dire Philips in Europa, decise di commercializzare uno strano prodotto dal buffo nome di Odyssey, un "brown box" dal prezzo di 100$ (del 1972), e dalla vita breve e poco fortunata. Eppure sulle ceneri dell'idea del buon Ralph Baer sono nati il Ves della Fairchild (che ha avuto il semplice merito di "inventare l'idea di cartuccia"), ed il mitico Vcs, la console così famosa negli Usa da meritarsi nella Los Angeles del 2012 dei Blade Runner, un logo luminoso, segno della fiducia che già allora si riponeva nel mezzo ludico.
Se siete curiosi, oppure volete semplicemente avere un assaggio del futuro (la storia si ripete, e non è solo un modo di dire), leggetevi un buon libro sul retrogaming, leggete il successo dei primi anni, la mancanza di innovazione che quasi portò il mercato alla scomparsa, per poi ritrovare nuovi fasti, nuove grandi vendite, e nuove gigantesche flessioni. Un tempo esisteva Coleco, che fatturava 1 miliardo di dollari (1982) con bambole e bambolotti, ma pur vendendo 1 milione di console, rischiava di fallire tanto erano le perdite dovute alla commercializzazione di una console. Oggi esiste Sega, che pur vendendo capolavori e ottimi giochi, se non si fosse scrollata di dosso il Dreamcast avrebbe fatto una fine davvero poco gloriosa. Difficilmente ci si inventa qualcosa, spesso di riesce a far evolvere un'idea, ancor più di rado, si riesce a farla diventare un successo. Higinbotham, è oggi un emerito sconosciuto, ma se (e dico se) avesse brevettato il suo "Tennis for two", quando lavorava per il governo USA (1958) oggi tutti i videogiochi del mondo sarebbero costruiti su licenza del governo federale americano. Higinbotham, non aveva capito cosa il suo genio aveva prodotto, per lui era solo uno strumento di insegnamento, un modo per far avvicinare i ragazzi alla fisica.
Quattro anni dopo, Russell, se (e dico se) non fosse stato un Hacker convinto (inteso come libero pensatore), ed avesse richiesto un brevetto per il suo Spacewar, oggi non saremmo qua a parlarne, e forse se (ripeto se) Nolan K. Bushnell non avesse rischiato la bancarotta, il suo matrimonio e la sua carriera per quell'idea nata col nome di Sygyzy e finita col nome di Atari, la console sarebbe rimasta uno strumento per pochi. Ecco cosa c'è da festeggiare in questo secco e freddo febbraio del 2002: la pluralità dell'offerta e la forza che queste 3 case rimaste nella lotta (Sony, Nintendo e Microsoft) stanno mettendo, che a prescindere dal prodotto che si imporrà, portano enormi benefici a noi utenti.
Come troppo spesso accade, ci si dimentica dei particolari, troppo presi in sterili polemiche.
Calorosamente vostro

Daniele "RED" Bertocci
1° Febbraio 2002

 

 

 

   

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