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Think RED
Sono passati più di venti anni, da quando gli attori del cinema USA attaccavano con violenza i primi videogiochi: c'era da capirli, il nuovo media, aveva fatto dimezzare le loro entrate…
Dopo venti anni di attacchi, portati sulla componente alienante e violenta dei giochi elettronici, ecco stamani in un articolo apparso sul Quotidiano Nazionale (La Nazione, pag 16), una nuova bordata contro questi malefici giochi elettronici.
Prendendo spunto da uno studio sui padri che non giocano più con i figli, viene riportata un'intervista ad un neurologo, che dall'alto della sua esperienza (il titolo riporta come abbia salvato più di un bimbo caduto in catalessi da video), ci ammonisce su diversi punti.
Per prima cosa consiglia di non giocare per più di 15 minuti con i videogiochi, per evitare di cadere in due comportamenti, definiti videoperestesia, e videocatalessia. In parole povere nel primo caso i bimbi non riescono più a staccarsi dal video, nel secondo perdono conoscenza. A dire il vero, bisogna riconoscere come il Dottore si riferisca ad una classe di età che va dai 6 ai 12 anni, un target molto diverso da quello di solito preso in esame, e che sicuramente è molto fragile e facilmente impressionabile.
Ecco però riaffacciarsi alla fine dell'articolo dello spettro che tutti speravamo essere definitivamente scomparso: …" le vere conseguenze si pagano quando (i ragazzi) crescono, nel periodo dell'adolescenza. Diventano ragazzi difficili da gestire, spesso violenti con bassa tolleranza alle frustrazioni…" concludendo con un monito eccezionale …"Diverse le ragazza che sono più portate a depressione, anoressia o bulimia".
Cari amici miei, lettori di questa e-zine, e di conseguenza adolescenti rovinati dalla passione dei videogiochi, avete solo due strade: la prima è fare causa alle multinazionali che producono console: non hanno mai scritto sulla confezione "nuoce gravemente alla salute psicologica", e nemmeno "attenzione l'uso prolungato nuoce alla vita sociale": può darsi che un giudice illuminato possa anche farvi avere qualche milione di euro di risarcimento.
La seconda è un ritorno ad una vita più salubre: basta giocare per ore, basta incantarsi di fronte al video, basta con i vostri comportamenti da ribelli, con questa inutile violenza e queste continue bizze, seguite i consigli dell'articolo di giornale: …"Anche una passeggiata funziona".
Volete davvero sapere cosa ne penso. Credo che se l'autore dell'articolo, per prima cosa si fosse minimamente interessato al mondo dei giochi elettronici avrebbe evitato di scrivere console con "due elle", e molto probabilmente si sarebbe fermato ai rischi legati da un utilizzo sconsiderato da parte di bambini, esattamente della fascia di età segnalata dal neurologo.
Credo che ormai siano passati troppi anni, tutti scanditi da inutili attacchi portati alla tecnologia, in un'inutile inquisizione che ormai non attira nemmeno più l'attenzione dei Media (quelli istituzionali, con la emme maiuscola), nei momenti in cui non avviene nulla di cui sparlare.
Consigliare di giocare a sessioni di 15 minuti l'una sarebbe come chiedere di smettere la partita a Risiko, poco prima dell'invasione dell'Inghilterra, con contemporanea sconfitta dell'amico (roba che nemmeno a Hitler era riuscita), oppure fermare una partita di calcetto sul 6 pari a cinque minuti dalla fine. Se oggi i padri sono assenti( non credo che 100 anni fa quando un uomo doveva lavorare in miniera per più di dodici ore al giorno fosse più presente), non ritengo dipenda dai videogiochi o dalla Tv. Non credo nemmeno che i giochi elettronici forniscano una visione della realtà peggiore di quella di certi telegiornali moderni. Tanto per essere anche io un po' "ben pensante", potrei riallacciarmi alla polemica suscitata sulla scabrosità dell'ultima pubblicità della BMW, oppure alle polemiche nate dopo la messa in onda del servizio sull'incidente automobilistico avvenuto qualche tempo fa in cui si sentiva una donna chiedere aiuto.
Il problema semmai nasce quando il videogiochi viene utilizzato come pacificatore sul bambino, quando ad esempio una console portatile diventa lo strumento per far si che il piccolo non crei problemi in momenti di svago per i genitori, come al ristorante. Questo non è però un problema di disponibilizzazione della tecnologia, semmai di buona educazione: oggi ci sono le console un tempo c'erano i "chicchi" (dal toscano dolci), o altro.
Facciamola finita di volerci rinchiudere in una classe omogenea, di volerci classificare in base alla comune passione per il gioco elettronico. Da che mondo è mondo il gioco è sempre stato un momento ludico (per definizione), mirato all'apprendimento, sia che questo apprendimento, riguardasse gesti, che per migliorare la nostra capacità nelle relazioni con gli altri. Il videogioco, fin dalla nascita è stato concepito come mezzo per il divertimento a due sia nel caso in cui il secondo giocatore sia di carne ed ossa, sia che sia un interprete elettronico. Se davvero si fosse interessati a capire come la console, abbia cambiato i rapporti interrelazionali tra i giovani, sarebbe il caso di conoscere questi giovani e non di bollarli "dall'alto dell'esperienza".
I ragazzi difficili, violenti, insofferenti alle frustrazioni, c'era già ai tempi di De Amicis, e del suo libro "Cuore", senza che Franti (se non sbaglio) avesse mai toccato una Playstation.
Morale: il videogioco proposto ad un pubblico giovane (6 -12 anni) in modo indiscriminato e come palliativo per "tenere buono" il bimbo, è sbagliato, dannoso almeno quanto lasciare un bimbo solo davanti a una televisione senza spiegarli cosa accade in video, senza farli capire che la violenza gratuita e la morte violenta che ne deriva non fanno parte del mondo di tutti i giorni e che quando ci entrano, sono solo eventi drammatici, e non la normale routine.
Il mezzo ludico, proposto ad un pubblico "più grandicello" è un gioco, è una forma di intrattenimento che va ad abbracciare in modo del tutto disomogeneo, ogni "classe" di ragazzi, sia che questi siano "secchioni" che "ragazzacci", che "fricchettoni" o "abili col gentil sesso". Questo grazie alla testardaggine di Sony nel proporci un mezzo più maturo (così come avvenne un paio di decenni fa negli USA ad opera di Atari), con buona (speriamo) pace di tenti "ben pensanti".
Daniele "RED" Bertocci
17 ° Febbraio 2002
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