Purtroppo i combattimenti nel gioco avvengono attraverso l'odiosa formula degli incontri casuali, peraltro frequentissimi: a volte non si riesce a muovere un passo tra un combattimento e l'altro. Per di più gli scontri non appaiono particolarmente innovativi: ritroviamo la solita schermata con i due schieramenti uno di fronte all'altro e le tipiche opzioni di attacco, difesa, uso della magia o di un oggetto e fuga. Il giocatore potrà schierare un massimo di quattro personaggi e a seconda del loro affiatamento questi saranno in grado di prodursi in attacchi combinati più potenti della media. La magia, invece, si basa sul classico sistema degli elementi naturali: a seconda dell'elemento cui è associato, un incantesimo sovrasta quello di opposta scuola elementale ed è a sua volta sovrastato da una determinata tipologia. Il gioco è molto generoso per quanto riguarda i punti esperienza: si passa di livello molto in fretta e questo aiuta ad uniformare i vari personaggi, favorendo lo studio di ogni possibile combinazione nella creazione del proprio party. L'idea è valida, ma gli sviluppatori avrebbero potuto semplificarla ulteriormente, semplicemente facendo in modo che i punti esperienza della varie battaglie fossero attribuiti non solo ai combattenti, ma a tutti i nostri seguaci (un po' come accade in Kotor per XBox).
Grafica e sonoro
Tecnicamente il gioco si presenta nella media. I personaggi sono realizzati con uno stile che riprende gli anime giapponesi e sono quasi tutti molto belli a vedersi. Soprattutto, sono facilmente riconoscibili (in un gioco dove si possono arruolare fino a 108 personaggi è un aspetto determinante). Come al solito gli sprite non sono dinamici, il che significa che non importa che si indossi una maglietta o un'armatura completa: l'aspetto dei personaggi non cambia. I movimenti sono piuttosto ben fatti e realistici, specie osservandoli nelle (frequenti) scene di intermezzo, realizzate con il motore grafico del gioco: l'unica pecca si riscontra nella gestione visiva del protagonista, che mentre appare poco realistico nei movimenti. Meno curate del previsto appaiono le scarne ambientazioni, che soffrono soprattutto del loro spoglio apparire, quasi prive di vita: è facile rendersi conto del problema già nella fase iniziale del gioco, in cui la rivierasca cittadina di Razril sembra piuttosto un freddo ed impersonale scavo archeologico. Molto valida la colonna sonora, che propone un motivo diverso per ogni ambientazione, mentre il doppiaggio inglese (sottotitolato in italiano) è accettabile, anche se non certo particolarmente partecipe.
Conclusione
Il quarto capitolo della storica saga di Suikoden arriva inaspettatamente nel nostro paese, interamente tradotto in italiano. Nonostante si tratti sicuramente dell'episodio meno riuscito della serie non possiamo che essere grati a Konami ed Halifax per questa inaspettata opportunità, considerando che raramente i gdr giapponesi che arrivano sul nostro suolo vengono localizzati. Suikoden IV è un gioco di ruolo discreto, piuttosto classico nelle soluzioni proposte e fallimentare nell'unica vera novità presente, la navigazione. La storia è comunque molto piacevole da seguire e la durata dell'avventura varia in base alla vostra volontà di completare o meno tutte le quest presenti (radunare tutte le 108 Stelle del Destino è impresa che richiede molto tempo e pazienza, mentre l'avventura principale da sola non supera la quarantina di ore). Sconsigliabile sopratutto a chi odia i combattimenti casuali (che nel gioco sono davvero frequentissimi).
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