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NEL
VIDEOGIOCO ED OLTRE
Rubrica mensile sul relazionarsi tra videogiochi e realtà
Ed
ecco arrivare su Everyeye una nuova rubrica, "IN&OUT: Nel
videogioco ed oltre", sezione che si occuperà nei prossimi
mesi di affrontare l'interrelazione che da diversi anni si
è creata (e si sta tuttora creando) tra i videogiochi e la
nostra realtà. Molti i temi che verranno trattati e che cercheranno
di toccare i vari campi in cui si creano dei punti di contatto
tra i prodotti ludici digitali ed il nostro quotidiano. A
voi l'arduo compito di giudicare se le motivazioni da noi
apportate a sostenimento delle nostre idee risulteranno corrette
e coerenti. L'invito finale è sempre quello di scriverci al
nostro indirizzo di posta elettronica, play2mail@libero.it,
per esprimere consensi e/o dissensi, o più semplicemente per
suggerirci una prospettiva diversa da cui vedere un argomento
o una situazione.
VIDEOGIOCHI
E CINEMA
Un matrimonio perfetto?
Play2eye:
Musica, cinema e videogiochi. Se dovessi scegliere cosa sceglieresti?
Stefano Gallarini: Non si può scegliere! No si può scegliere
perché oggi la musica è nel cinema, il cinema è nei videogiochi,
i videogiochi sono nel cinema, il cinema è nella musica. E'
tutto un grande intreccio, non c'è una scelta!!!
tratta
dallo speciale Futurshow 3002
Cinema e videogiochi, videogiochi nel cinema, cinema come
videogioco.
E' ormai evidente che negli ultimi anni l'industria videoludica
e quella cinematografica (più che altro di stampo hollywoodiano)
in diverse occasioni
si presentano in simbiosi, l'una (quella videoludica) assumendo
le caratteristiche dell'altra e l'altra (cinematografica)
"rubando" storie e nomi che profumano di soldi lontano un
miglio.
Il connubio fra filmografia e Bit è stato permesso dall'avvento
del 3D nel mondo dei videogames, che è stata un'innovazione
essenziale solamente per il gameplay, ma per un grande numero
di altri fattori che di fatto avvicinano l'esperienza di gioco
in qualcosa di più vasto, di più complesso. La componente
più importante che denota l'inizio del rapporto cinema-videogmes,
è la presenza di una trama efficace che sappia coinvolgere
il giocatore proprio come in una pellicola cinematografica:
sempre più spesso le trame di alcuni giochi non hanno nulla
da invidiare a quelle di film molto famosi.
Ma
la trama da sola non basta, né per fare un grande film, né
tantomeno per fare un grande gioco, e fra le diverse e molteplici
componenti che la rivoluzione dei "giochi da TV" ha portato
con se, l'intreccio delle vicende deve essere quindi accompagnato
da un'atmosfera giusta che mantiene vivo l'interesse del giocatore.
Oramai i giochi "cinematografici" sono moltissimi e di diversa
natura: basti cirtare il bellissimo "Metal Gear Solid 2: Sons
of Liberty" di Hideo Kojima, un gioco nel quale la vicinanza
con un film si fa sentire in più occasioni: i numerosi filmati
presenti, che sono letteralmente "scene di film hollywoodiani"
composte da pixel: al giorno d'oggi nei giochi si è arrivati
ad un'accuratezza sorprendente che permette di avere delle
scene estremamente realistiche ma soprattutto cinematografiche;
le inquadrature (fattore essenziale a questo scopo) sembrano
proprio quelle dei migliori film d'azione e ciò è estremamente
importante, dato che il tutto è reso in maniera più spettacolare
e credibile (In un videogioco il sottile (ma spesso non più
di tanto) profumo di esagerazione che si coglie nelle scene
e nelle inquadrature è più tollerato che in un film).
Nel
caso di Kojima e MGS2 cioè e evidente in più occasioni ed
il tocco del genio creatore di Snake non ha nulla da invidiare
a quello di grandi registi (Hideo ha affermato di essere molto
interessato alla regia).
Un altro diverso modo di avere un videogioco "cinematografico"
è Silent Hill 2 della Konami: in questo gioco l'attenzione
non è volta verso i filmati, bensì sin dalle prime battute
il giocatore è immerso in un'atmosfera dalla quale è difficile
non farsi assorbire, il giocatore finisce con l'identificarsi
con il personaggio principale (James Sunderland) e con il
vivere le sue avventure, con il condividere i suoi dolori
(come spesso accade con i personaggi dei film).
Un grosso aiuto è dato dalla la trama che potrebbe tranquillamente
essere quella di un film (e sotto buone mani di un ottimo
film). In un certo senso il giocatore giocando a Silent Hill2
"agisce" dentro una pellicola.
Ma
inquadrature, trama, atmosfera, non bastano per tenere vivo
l'interesse del giocatore-spettatore e quindi la ricorrenza
ad espedienti prettamente cinematografici per mantenere sempre
viva l'attenzione è praticamente obbligata. Importantissimo
è quindi il "colpo di scena" (e MGS2 ne ha in gran numero),
sempre più presente in moltissimi videogiochi ed ovviamente
in ogni film d'azione che si rispetti.
Le analogie non finiscono di certo qui ed è interessante notare
come negli ultimi anni i personaggi dei videogiochi siano
arrivati ad avere delle caratterizzazioni psicologiche sempre
più accurate, col risultato di trovarsi di fronte a dei veri
e propri cast in un videogioco: non è solo il protagonista
ad essere considerato "vero", ma anche gli antagonisti ed
in alcuni giochi particolarmente curati anche i personaggi
minori.
Si arriva in certi casi allo status di protagonista del videogioco
come star hollywoodiana (o quasi): basta citare Lara Croft,
Solid Snake e molti altri, personaggi entrati di diritto nell'immaginario
collettivo e spesso presenti in manifestazioni, pubblicità
e quant'altro, proprio come fossero delle persone in carne
e ossa.
Inutile
sottolineare quindi anche sotto questo aspetto la somiglianza
con il mondo del cinema. Però le forse maggiori analogie tra
questi due "mondi" si notano nei filmati dei videogames, nei
quali vengono ormai sfoggiate delle inquadrature degne di
ottimi registi (tecnicamente parlando), l'uso dei primi piani,
piani americani (dalle ginocchia in su), campi e controcampi.
Ma ora passiamo all'interrogativo più difficile e più interessante.
Possono i videogiochi essere arte?
Il cinema ora è riconosciuto universalmente come un'arte (la
settima musa, ossia quella che riesce a raccogliere tutte
le sei precedenti, tra cui pittura e musica).
Ma ai suoi esordi lo stesso cinema era considerato tutt'altro
che un'arte: molti illustri studiosi lo snobbavano. Prima
o poi molti di loro dovettero ricredersi e pian piano iniziarono
a comparire le prime ipotesi favorevoli al film come forma
arte.
Sino ad arrivare all'unanimità dei consensi: il cinema è effettivamente
arte (anche se mi sento di dire che lo è solo in alcuni casi,
piuttosto rari a dire il vero, rispetto al numero di film
che si producono).
Quindi perché il videogioco che ormai presenta analogie non
solo tecniche, ma anche storiche con il cinema (agli esordi
di nicchia, poi sempre più a portata di tutti), non può essere
un arte? Il discorso è molto complicato e in questi tempi
sta prendendo sempre più piede, anche se a detta di "mostri
sacri" come Miyamoto o Kojima si è ben lontani dal fare dei
videogames un'arte, anche perché si è troppo legati al discorso
dell'intrattenimento e del merchandising (verissimo, ma influenza
presente anche nel mercato del cinema).
Ognuno ha dentro di se la risposta: per qualcuno di noi i
videogames sono arte, per altri no. Credo che per una persona
conti di più ciò che essa stessa pensa, quindi ognuno di noi
ha la propria verità, cosa importa quello se dice in giro?
Assai diverso è il discorso "videogiochi nel cinema", ossia
una pura operazione commerciale priva di spunti e di idee
totalmente non-costruttiva (almeno fino a ciò che si è visto
sino ad ora), dove il connubio serve solo al film per prendere
dai VG un nome conosciuto da quale si potranno ricavare dei
grandi (?) introiti.
I videogiochi stanno cercando di prendere le cose più interessanti
del cinema per migliorare (e non viceversa) e questo è un
pregio, solo il tempo dirà se il mondo videoludico diventerà
una realtà forte come quella cinematografica. Per ora il connubio
funziona, chissà quali saranno le nuove strade da percorrere.
Luigi
"Bad Boy"Busetto
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